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Laddove lo sfruttamento di giacimenti carboniferi è difficoltoso, o economicamente poco conveniente in termini di estrazione, la tecnologia di gassificazione in situ (Underground Coal Gasification) risulta essere notevolmente vantaggiosa.
Il processo di gassificazione converte il carbone, parzialmente o completamente, in una miscela gassosa, che, dopo essere stata purificata può essere utilizzata come combustibile, come alimentazione di processi chimici o per la produzione dei fertilizzanti.
Le reazioni di gassificazione vengono attivate in sottosuolo, con l’iniezione ad elevata pressione di un ossidante (aria, ossigeno, vapore), in quegli strati di carbone non coltivati raggiunti dalla superficie attraverso opportuni fori. I gas prodotti dal processo di gassificazione sono del tutto analoghi a quelli prodotti attraverso impianti di superficie, e vengono raccolti tramite appositi pozzi di aspirazione.
L’entità dello sfruttamento di un impianto dipende da quanti fori di mandata e quanti pozzi di aspirazione si distribuiscono lungo il giacimento, scelta questa che però è anche dettata dalla necessità di governare le reazioni di gassificazione.
Per la realizzazione di un impianto di gassificazione del carbone in situ è necessario valutare una serie di parametri che devono tener conto, oltre al resto, della geologia del bacino per evitare fenomeni imprevisti come cedimenti o disturbi del terreno superficiale (subsidenza).